mercoledì 18 luglio 2012

Giulia

Mi ricordo Roberta.
Era la ragazza più bella della scuola, aveva un fisico incredibile e delle bellissime labbra. Guardavo sempre. Cosa guardavo? Non lo so. Tutto. Quando parlava le guardavo le labbra, quando si presentava a casa mia e si levava il reggiseno le guardavo le mani, poi il seno. 
Diceva che odiava il reggiseno, ma se non se lo metteva i ragazzi le guardavano le tette più del dovuto. Ma visto che io ero la sua migliore amica e che tra ragazze non ci si dovrebbe vergognare, con me aveva il diritto di sentirsi libera.
Diceva così. Poi non so.
Portava questi pantaloni attillati, a vita bassa. 
E poi con questa totale assenza di pudore apriva il frigo e prendeva da mangiare, il mio cibo. Un cibo che non avrei mai tirato fuori da lì. Non avevo mai fame. Ma poi arrivava lei, mi allungava qualsiasi cosa verso la bocca e mi veniva automatico aprirla.


Quando dormivamo insieme mi si avvinghiava addosso e io non chiudevo occhio. I suoi capelli mi finivano da tutte le parti e sentire tutto il suo corpo premere contro il mio mi faceva uno strano effetto.
Ancora non sapevo mi piacessero le donne.
Sì, ero un po' cerebrolesa. 
Ma meglio così, almeno non mi sono fatta strane idee, non ho sofferto, perché Roberta era etero fino al midollo. Ora ha due figli, due anni meno di me, un marito.






Poi ci è stata Giulia.
Oh dio Giulia. Quando mi si è presentata davanti per la prima volta di fronte alla galleria sotto quella che era casa mia, è stato subito amore. Forse lei un po' lo sospettava, ma non me l'ha mai fatto pesare e io non ho mai fatto discorsi strani, sono sempre stata attenta coi gesti. Dormivamo insieme sotto Filosofem, di Burzum e ancora non avevo capito che non chiudevo occhio per via dell'odore di Giulia e non per quelle note malate.
E' proprio quando si dice "la mia Giulia", alla Nuti proprio, con la cadenza fiorentina.
C'era sempre, aveva sempre le parole giuste per le mie situazioni sbagliate. E io c'ero sempre, forse anche troppo.
Una volta ha deciso di chiudere i rapporti con me e sono andata sotto casa sua ad aspettarla, lei non voleva aprire. Un disastro. Poi è scesa, in lacrime e mi ha chiesto se poteva venire al mio imminente concerto col gruppo che avevo allora.
Ci siamo abbracciate e dopo il concerto non l'ho mai più vista.
I suoi al telefono mi dicevano "Giulia non c'è" e quando provavo ad andare a casa sua mi sorridevano e dicevano "ma come, non te l'ha detto? è con Alessandro". Alessandro. Uno che lei non amava, ma che la faceva tanto ridere e che non si accorgeva di quanto falsi fossero i suoi sorrisi.
Poi lei mi confessò che con me non riusciva a fingere, la maschera felice non funzionava e la cosa le faceva paura.


Per anni mi sono sentita in colpa, ho sofferto, ho pianto e ho cantato quel pezzo per lei soltanto. Mi sono domandata perché tutti se ne andassero sempre.


Poi... ho capito che non è facile stare coi coraggiosi e probabilmente, e presuntuosamente, lo sono.


Ma comunque, la donna più importante della mia vita, almeno per quello che riguarda il lato prettamente amoroso, credo si sia legata così fortemente a me proprio perché sono così, coraggiosa, libera e perché non ho più paura di perdere nessuno.



4 commenti:

  1. Sei forte, l'ho detto subito che mi sembravi tanto forte. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. eh.... non basta mai, ogni tanto cedo... e devo veramente toccare il fondo

      Elimina
  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina